Digital brain representing AI neural network connected to multiple data streams

AI in azienda: i due mondi del pricing che ogni imprenditore dovrebbe distinguere

Quando un imprenditore mi chiede quanto costa davvero usare l’AI in azienda, la mia risposta inizia sempre con una domanda di ritorno: “Stai pensando all’abbonamento o all’integrazione?”. Perché esistono due mondi paralleli, e capire in quale ci si trova è il primo atto di consapevolezza.

Negli ultimi mesi, in molti incontri con imprenditori e direttori, mi capita di ricevere la stessa domanda: “Roberto, ma quanto costa davvero usare l’AI in azienda?”. La risposta non è univoca, e proprio questo è il punto interessante: i fornitori di intelligenza artificiale generativa propongono due modelli di pricing molto diversi, ed è importante sapere in quale dei due ci si sta muovendo.

I due mondi del pricing AI

Mondo 1 — Gli abbonamenti a canone fisso. È quello in cui vive la maggior parte degli utenti aziendali. ChatGPT Plus o Team di OpenAI, Claude Pro o Team di Anthropic, Microsoft Copilot for 365, Gemini Advanced o Workspace di Google: si paga un canone mensile per utente — tipicamente tra i 20 e i 30 euro al mese — e si usa il servizio “a volontà”, con alcuni limiti pratici di cui parliamo tra poco.

Mondo 2 — Il consumo a token via API. È il mondo in cui si entra quando l’azienda decide di integrare l’AI nei propri strumenti: un chatbot collegato al CRM, un automatismo che legge le email e le smista, una funzione di sintesi dentro al gestionale. Qui non c’è canone: si paga per ogni “unità” di testo elaborata. L’unità tecnica si chiama token.

Cos’è un token, in due righe

I modelli AI non lavorano “a parole intere” come noi: spezzettano il linguaggio in unità più piccole chiamate token. Indicativamente, in italiano 100 parole corrispondono a circa 130-150 token.

L’analogia che trovo più chiara è questa: i token sono le calorie di una conversazione con l’AI. Ogni richiesta che inviamo e ogni risposta che riceviamo consuma calorie. La differenza tra i due mondi sta nel modo in cui si pagano:

  • L’abbonamento flat è il buffet libero: paghi una quota mensile fissa, mangi finché vuoi, ma il menu è quello previsto e ci sono regole della casa
  • L’API è il ristorante alla carta: paghi esattamente ciò che ordini, riga per riga

Entrambi i modelli hanno senso. Servono semplicemente a scopi diversi.

Se sei nel mondo del canone fisso (la maggioranza)

Se in azienda usate ChatGPT, Claude, Copilot o Gemini tramite i loro abbonamenti, i token non vi appaiono in fattura. Significa che non dovete preoccuparvene? Non proprio. Ci sono tre cose che vale la pena conoscere:

  1. I limiti del piano esistono, anche se non si vedono. Numero massimo di messaggi in una finestra temporale, accesso ai modelli più potenti solo per alcuni utenti, lunghezza massima dei documenti caricabili. Sono i “limiti del buffet”: è utile conoscerli per non scoprirli nel momento sbagliato.
  2. I piani non sono tutti uguali. La differenza tra il piano singolo, il piano Team e il piano Enterprise non riguarda solo il prezzo. Cambiano: la condivisione tra colleghi, la gestione dei dati aziendali, gli strumenti di amministrazione, le garanzie contrattuali sul trattamento delle informazioni. Per una PMI, scegliere il piano giusto significa risparmiare e dormire più tranquilli.
  3. I dati che inserite hanno un peso. Caricare documenti riservati, listini, contratti dei clienti dentro un AI senza aver verificato dove finiscono è un tema di governance, non di costo. Tutti i fornitori seri offrono garanzie diverse a seconda del piano: vale la pena leggerle.

Se entri nel mondo del consumo a token (lo scenario delle integrazioni)

Il discorso cambia totalmente quando un fornitore IT vi propone di integrare l’AI nei vostri sistemi aziendali. In quel caso entrate nel ristorante alla carta, e i token diventano la voce di costo concreta. Quattro attenzioni utili da portare al tavolo del confronto:

  1. Input e output costano in modo diverso. Il token in uscita (la risposta del modello) costa tipicamente da 3 a 5 volte il token in entrata (la richiesta). Un servizio che genera testi lunghi può rivelarsi più caro di quanto sembri a prima vista.
  2. Non sempre serve il modello più potente. Ogni fornitore offre una famiglia di modelli: i top di gamma (GPT-5, Claude Opus, Gemini Ultra) sono ottimi per ragionamenti complessi ma costano di più. Per molte attività operative — classificare email, riassumere note, estrarre dati da un PDF — i modelli “leggeri” sono perfettamente adeguati e costano una frazione.
  3. Chiedete stime, soglie e alert. Un buon partner sa fornire una stima realistica del consumo mensile in base al vostro caso d’uso, sa attivare avvisi sopra determinate soglie e sa proporre limiti di sicurezza. Sono richieste legittime, da fare prima di firmare il contratto.
  4. Misurate il ritorno sul tempo, non solo sul costo. Un’integrazione che costa 200 euro al mese e libera mezza giornata alla settimana al responsabile commerciale ha un ROI evidente. La domanda giusta non è “quanto costa?” ma “quanto vale ciò che mi restituisce?”.

In conclusione

L’intelligenza artificiale è un’opportunità concreta per le PMI italiane. Come ogni tecnologia di valore, dà il meglio quando chi decide ne comprende i meccanismi essenziali. Non serve diventare tecnici, serve sviluppare il vocabolario per fare le domande giuste — ai propri collaboratori e ai propri fornitori.

Il primo atto di consapevolezza è semplice: sapere se ci si sta muovendo nel mondo degli abbonamenti o in quello delle integrazioni a consumo. Sono due conversazioni diverse, con interlocutori diversi, decisioni diverse, rischi diversi. Confonderli è l’errore che vedo più spesso. Distinguerli è ciò che separa una valutazione superficiale da una scelta strategica informata.


Se state valutando l’introduzione dell’AI nei vostri processi aziendali e volete confrontarvi su quale dei due mondi sia più adatto al vostro caso, sono a disposizione. Nei commenti o in privato.

Crisi d’impresa, proroga di sei mesi.

Il 9 marzo è stato approvato il Decreto Legge n. 9/2020 recante “Misure urgenti di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19” e all’articolo 11, in sostanza si prevede che l’obbligo di segnalazione all’Organismo di composizione della crisi di impresa (OCRI) previsto in capo agli organi di controllo societari e ai creditori pubblici qualificati che sarebbe dovuto entrare in vigore il prossimo 15 agosto, venga prorogato al 15 febbraio 2021, 

MODIFICHE AL CODICE DELLA CRISI D’IMPRESA E DELL’INSOLVENZA

Disposizioni integrative e correttive a norma dell’articolo 1, comma 1, della legge 8 marzo 2019, n. 20, al decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14, recante “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155” (decreto legislativo – esame preliminare)

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della giustizia Alfonso Bonafede, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo che introduce disposizioni integrative e correttive al Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

Il testo chiarisce il contenuto di alcune disposizioni e apporta modifiche dirette a meglio coordinare la disciplina dei diversi istituti previsti dal Codice.

Il decreto interviene, tra l’altro, al fine di:

  • chiarire la nozione di crisi, sostituendo all’espressione “difficoltà” quella di “squilibrio” e ridefinendo il cosiddetto “indice della crisi”, in modo da renderlo maggiormente descrittivo di una situazione di insolvenza reversibile piuttosto che di una situazione di predizione di insolvenza;
  • riformulare le norme riferite alle situazioni in presenza delle quali è possibile presumere lo svolgimento, da parte di un’impresa, dell’attività di direzione e coordinamento;
  • chiarire la nozione di gruppo di imprese, precisando che sono esclusi dalla definizione normativa oltre che lo Stato anche gli enti territoriali;
  • ridefinire le “misure protettive” del patrimonio del debitore;
  • rendere più stringenti le norme relative alla individuazione del componente degli “Organismi di composizione della crisi d’impresa” (OCRI) riconducibile al debitore in crisi.

Bozza indici “Crisi D’Impresa”

Ultimamente si fa tanto parlare della normativa riguardante la “Crisi d’Impresa” e in particolare quali saranno i parametri che potranno determinare la crisi. Lo studio di questi indici è in capo al CNDEC (Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili) e al momento ha rilasciato una bozza. Vi riporto sotto il sistema gerarchico dell’applicazione degli indici e Vi invito ad approfondire l’argomento al seguente articolo.

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Buona lettura.

Windows 7 bye bye

Occhio a chi ha ancora dei PC con Windows 7, da oggi Microsoft non rilascia più aggiornamenti e, tra le altre cose, ciò vuol dire non avere più la certezza che gli help-desk dei vari software installati possano aiutare nella risoluzione dei problemi e vuol anche dire che non vengono più rispettati i requisiti minimi di sicurezza e tutela della privacy dei dati (GDPR!!). Articolo Ansa

Lo scontrino elettronico: cosa è cambiato?

Dal 1° gennaio 2020 è entrato in vigore lo scontrino elettronico. Per gli esercenti qualcosa è cambiato, ma per cliente? Direi molto poco, in attesa della lotteria…

Quali sono le sanzioni?

Sanzione pari al 100% dell’imposta corrispondente all’importo non correttamente documentato

Sanzione accessoria consistente nella sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività ovvero dell’esercizio dell’attività medesima per un periodo da 3 giorni ad un mese qualora siano state contestate nel corso di un quinquennio quattro distinte violazioni.

https://www.adnkronos.com/soldi/economia/2020/01/12/scontrino-elettronico-cosa-cambiato-dal-primo-gennaio_pD3peEvXvvEfcL3Zmew8hJ.html

Vantaggi dell’ordine elettronico

Con la prossima introduzione di Peppol sarà necessario adeguare il proprio software gestionale e il mio consiglio è quello di porsi l’obiettivo di una completa digitalizzazione dei processi tenendo conto che:

  • la trasmissione del documento è tracciata da ricevute e successivamente verificabile
  • Il documento elettronico per sua natura è facilmente elaborabile e la conseguente automazione della gestione del processo, gli permette di avere un costo minore di gestione
  • il documento è in un formato standard, i dati sono riportati secondo regole ben precise di conseguenza non può essere dubbio.
  • Come per le fatture elettroniche, questi documenti dovranno essere conservati digitalmente e di conseguenza si risparmieranno costi di carta, inchiostro, spazio per l’archiviazione

Per questi motivi Peppol dovrà essere considerato non come un costo, ma bensì come un’opportunità per creare efficienza e di conseguenza un risparmio economico.

Industria 4.0: novità 2018

Con la Legge di Bilancio 2018, fortunatamente sono stati prorogati gli incentivi previsti per gli investimenti in industria 4.0. Vediamo un riassunto:

  • Credito d’imposta su formazione: questa è una grande novità. Viene riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 40% delle spese sostenute al fine di implementare la formazione del personale nell’ambito del piano Industria 4.0. Attenzione che si possono spesare solo il personale dipendente.
  • Super ammortamento e iper ammortamento: vengono confermate entrambe, con la differenza rispetto al passato che il super ammortamento passa dal 140% al 130%. Come per l’anno scorso, anche quest’anno il bene potrà essere considerato 4.0 anche se consegnato prima del 30 giugno 2019, a patto che ci sia un ordine prima del 31/12/18 e che venga versato un acconto almeno del 20%
  • Anche per il 2018 viene confermata la Legge Sabatini, quindi la possibilità di accedere al credito agevolato per l’acquisto di macchinari e software.

Per maggiori dettagli, potete trovare qualche info in più in questo articolo.